Esposizione temporanea "Lasciate ogni confino voi che entrate" - Memory Slash Vision studios

Lasciate ogni confine voi che entrate

Esposizione temporanea di MEMORY SLASH VISION studios

Esposizione temporanea "Lasciate ogni confino voi che entrate" - Memory Slash Vision studios

La celebre frase Lasciate ogni speranza, voi ch’intrate, scritta da Dante Alighieri nel Canto III dell’Inferno della Divina Commedia, accoglie le anime dannate con un avvertimento potente: non c’è ritorno, né speranza, per chi attraversa la soglia dell’Inferno. In questa nuova veste, trasformata in Lasciate ogni confine, voi che entrate, la frase si carica di un significato diverso, più contemporaneo, che invita il visitatore a superare ogni barriera mentale e a liberarsi dai limiti della propria percezione. In questa mostra multimediale, l’idea di lasciare ogni confine non è solo un invito poetico ma un’esperienza immersiva, che desidera spingere chi la visita a sfidare ogni struttura rigida, ogni identità preconfezionata, ogni idea fissa del reale.

Prendendo ispirazione dal pensiero di filosofi quali Gilles Deleuze e Félix Guattari, in particolare dalla loro opera Mille piani e il concetto di corpo senza organi, l’esposizione esplora la dissoluzione dei confini, sia fisici sia mentali, per condurre lo spettatore verso inesplorate forme di pensiero e consapevolezza. Deleuze e Guattari hanno approfondito l’idea di oltrepassare i limiti, abbattere le strutture, disfare le territorializzazioni, un concetto che si rivela centrale in questo percorso espositivo. I confini rigidi e le limitazioni vengono superati, sostituiti da un flusso continuo di immagini, suoni e idee che abbracciano lo spettatore, immergendolo in uno spazio senza divisioni nette, senza confini predefiniti. Questa mostra si propone quindi di evocare lo spirito della trasformazione e della libertà, aprendo le porte a un’esplorazione senza limiti: abbandonate ogni confine.

Exhibition Catalogue

L’esposizione Lasciate ogni confine, voi che entrate si configura come un’esperienza che dissolve la distinzione tra osservatore e opera d’arte, trasformando il visitatore in parte integrante del processo espositivo. Non più spettatore passivo il visitatore diviene elemento costitutivo dell’esposizione stessa: corpo in movimento, sguardo in cerca di riferimenti, mente che si interroga sulle sovrastrutture imposte dalla società odierna.

Le opere non si impongono, non cercano con dominio l’attenzione, generano, piuttosto, una dimensione riflessiva. Ogni elemento, sia esso una parola scritta su un muro, un numero da inseguire nello spazio, un’immagine che si svela solo da una prospettiva precisa, invita a mettere in discussione i confini mentali ed esperienziali che regolano la nostra esistenza. L’esposizione si configura quale dedalo percettivo dove il movimento fisico diviene imprescindibile alla rivelazione del senso: chinarsi, volgere lo sguardo verso l’alto, avvicinarsi o allontanarsi costituiscono atti generativi di significato.

Il concetto di corpo senza organi di Deleuze e Guattari, evocato nel testo di presentazione, trova qui trasposizione visiva e performativa: l’esposizione si articola quale ininterrotto flusso di stimoli che rifiuta la rigidità, dischiudendo lo spazio, fisico e mentale, possibilità interpretative inedite. Non sussistono itinerari predefiniti né letture imposte, ma soltanto attraversamenti, esplorazioni, scoperte personali.

Lasciate ogni confine, voi che entrate si erge, dunque, oltre la mera dimensione espositiva, quale dispositivo di liberazione percettiva, varco sul possibile. Rappresenta un atto di resistenza contro ogni forma di chiusura mentale e sociale; uno spazio in cui l’arte non offre risposte, bensì solleva interrogativi che persistono ben oltre la soglia d’uscita.

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